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Casa Museo Luciano Pavarotti

A casa di Big Luciano, il grande maestro modenese

Scritto da My Modena Diary il 05 ottobre 2016 in "Viaggi"

Io ho 37 anni, Luciano Pavarotti ne avrebbe compiuti 80 lo scorso anno.

Il grande Maestro modenese è venuto a mancare nel 2007 dopo una carriera stellare iniziata negli anni ’60 e che ha visto il suo apice all’inizio degli anni ’90.

Ho fatto questa premessa perché negli anni ’90, quando la presenza di Big Luciano è diventata televisiva, quindi accessibile ai più, io ero appena adolescente. L’opera non mi piaceva, nonostante mio nonno fosse un grande appassionato, e sentir parlare “del modenese Pavarotti” era diventato quasi “scontato”. Questo per spiegarvi perché in passato non sono riuscita ad attribuirgli il valore che meritava e di questo me ne dispiace.

Visitare la sua “casa-museo” è stata quindi una bella opportunità, che mi ha riavvicinato al grande Maestro, facendomi scoprire quello che di lui non sapevo, raccontandomi la sua vita così eccezionale. Sono rimasta colpita e consiglio la visita, soprattutto ai miei concittadini che forse come me hanno dato per scontato questo grande talento.

Non mi voglio soffermare però sui dettagli della vita di questo grande artista, se non su quelli che mi hanno colpita di più.

Per me questa sua citazione descrive perfettamente la persona che era:

Penso che una vita per la musica sia una vita spesa bene ed è a questo che mi sono dedicato”.

(cit Luciano Pavarotti)

Ma torniamo alla visita della casa-museo.

La casa si trova nella prima campagna modenese, in quell’area che il Maestro aveva acquistato a metà degli anni Ottanta, dove aveva costruito alcune scuderie ed aperto una scuola di equitazione.

Dal sito si legge: “la villa è stata progettata seguendo scrupolosamente le indicazioni e i disegni che il Maestro forniva agli architetti e ai tecnici che ne hanno seguito la costruzione. […] Ancora oggi la casa del Maestro riflette in ogni dettaglio la personalità di colui che l’ha pensata. Custodisce gli oggetti personali che amava e racchiude i ricordi delle sue giornate spese in compagnia della famiglia, degli amici e dei giovani studenti. La visita a questa casa consentirà di scoprire Pavarotti alla luce più intima e calda delle sue stanze, di avvicinarsi garbatamente alla sua memoria conoscendo le sue abitudini quotidiane, scoprendo l’uomo di casa smessi i panni del grande artista”. 

Per me ha rappresentato in effetti proprio questo: il racconto dei racconti alla scoperta di Luciano Pavarotti come persona, prima di tutto.

La prima stanza che si visita è il salone in cui protagonista indiscusso è il bellissimo pianoforte con sopra alcune fotografie che ritraggono Pavarotti con alcuni personaggi famosi, personalità diventate nel tempo grandi amici del Maestro, come Bono degli U2.

È qui che ho scoperto che Big Luciano era scaramantico e che cercava sempre un chiodo ricurvo portafortuna da mettere in tasca prima di andare in scena e che scelse un fazzoletto bianco, diventato poi uno dei simboli che lo hanno rappresentato maggiormente, le prime volte che ha calcato il palcoscenico per gestire meglio la tensione e avere qualcosa da stringere per controllare la gestualità.

Nella seconda stanza, lo studio a pianoterra, invece ho fatto un’altra scoperta: per un periodo della sia vita (intorno agli anni ’90) Pavarotti è stato anche pittore. Si firmava LUPA, dalle prime lettere del suo nome e cognome. I quadri hanno colori sgargianti, come le vivacissime camicie che amava indossare e che rispecchiavano perfettamente il suo carattere solare, la positività e la voglia di vivere, caratteristiche che insieme ad una voce potente, dal timbro unico, lo hanno portato ad un successoplanetario. 

Le dediche a Big Luciano non arrivano solo dai personaggi illustri: fogli colorati e pieni di pensieri per lui da parte dei suoi fan e di chi ha visitato il museo riempiono la bacheca a piano terra. Alla fine della visita ognuno ha qualcosa di personale da dire al grande Maestro. Da lasciare come segno del proprio passaggio. Tutti, nessuno escluso