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Caseifici Aperti: i visitatori sfondano quota 20.000

scritto da il 05 ottobre 2016

Reggio Emilia, 4 ottobre 2016 - Ha superato i 20.000 visitatori l'edizione autunnale di "Caseifici aperti", l'iniziativa del Consorzio di tutela che l'1 e il 2 ottobre ha avuto per protagonisti oltre 40 caseifici del Parmigiano Reggiano.

"I riscontri da parte dei consorziati - sottolinea il presidente dell'Ente di tutela, Alessandro Bezzi -sono molto positivi, con un afflusso di visitatori che, sulle singole strutture, va da un minimo di 300 a oltre 1.000 nelle due giornate".

"In poco più di due anni - aggiunge Bezzi - i consumatori coinvolti in questa iniziativa, finalizzata a far conoscere di più e meglio le caratteristiche del prodotto e a rafforzare il legame diretto fra consumatori e caseifici, sono più che raddoppiati, e in una fase in cui abbiamo messo in campo nuove risorse per il mercato interno, con 3,5 milioni destinati ad una campagna di comunicazione ormai al decollo, crediamo sia davvero fondamentale moltiplicare anche le occasioni di confronto tra chi produce un'assoluta eccellenza e chi ne apprezza le caratteristiche di assoluta naturalità e artigianalità".

"Proprio questa maggiore e migliore conoscenza - osserva il presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano - è peraltro molto importante per rafforzare quelle vendite dirette da parte dei caseifici che, tra spacci aziendali e acquisti on line, hanno raggiunto una quota del 10% sul totale".

"Rispetto alle precedenti edizioni della manifestazione - conclude Bezzi - abbiamo registrato un afflusso particolarmente rilevante di consumatori provenienti da città esterne al comprensorio di produzione e giunti nel nostro territorio con pullman organizzati; forte anche l'impennata delle interazioni sui social media (diversi food bloggers hanno partecipato all'iniziativa) e delle visite uniche (oltre 22.000) alla pagina del sito web del Consorzio dedicata all'evento".

Aceto balsamico Giusti: il più antico di tutti

scritto da il 05 ottobre 2016

Molte acetaie hanno origini antiche ma la più antica di tutte è l’acetaia Giusti fondata, pensate, nel 1605, da tal Giuseppe Giusti.

Un prodotto che, dal Duca d’Este al Re d’Italia, ha sempre avuto il posto d’onore sulle nobili tavole, finché nel 1929 Vittorio Emanuele III nomina i Giusti Fornitori della Real Casa Savoia, concedendo il privilegio di esibire lo Stemma della Real Casa Savoia, ancor oggi presente sulla bottiglia di Giusti.

Oggi è la 17° generazione della famiglia a conservare il Gran Deposito, con l’orgoglio e la passione di sempre a cui uniscono l’entusiasmo e la capacità innovativa delle nuove leve. Giusti esporta il suo Aceto Balsamico in vari paesi del mondo, con la missione di contribuire, attraverso questa raffinata specialità tipica ottenuta con cura e passione, al piacere della buona tavola, così radicato nella tradizione modenese.

L’Aceto Giusti è il frutto della rigorosa applicazione delle ricette tramandate e sperimentate dai componenti della famiglia, che si sono occupati della gestione delle acetaie fin dalla loro costituzione nel 1605.

Nel 1863, in occasione dell’Esposizione Agraria di Modena, Giuseppe Giusti, per primo, fissò, dopo secoli di tradizione orale, le regole d’oro per ottenere un “perfetto Aceto Balsamico: scelta delle uve, qualità de’ recipienti e tempo”, rimaste tali ancor oggi.

L’azienda conquistò ben 14 Medaglie d’Oro durante gloriosi viaggi nella mitteleuropea della Belle-Epoque.

Per l’azienda Giusti, la cura del dettaglio è tutto. Le uve vengono pigiate con il metodo “soffice” e il giorno stesso il succo dell’uva viene cotto. Una volta concentrato viene messo a riposare nella botte “badessa”.

Solo dopo un anno, il mosto sarà acetificato e pronto per essere travasato nella batteria dell’acetaia. Al termine di questo viaggio, che dura non meno di 12 anni, si può estrarre una parte del contenuto.

Solo i balsamici dal colore bruno lucente, scorrevole sciropposità, persistente sapore agrodolce, pieno ed equilibrato, meriteranno il titolo di Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP.

 

Il vino Cialdini di Cleto Chiarli tra i vincitori del Vinitaly

scritto da Gazzetta di Modena il 05 ottobre 2016

Il Lambrusco Grasparossa di Castelvetro Doc frizzante secco “Villa Cialdini” 2015 dell’azienda Chiarli di Modena conquista il Trofeo 2016 come miglior vino frizzante (con 92 punti), uno dei premi assegnati nell’ambito dell’imminente rassegna Vinitaly di Verona. Il “Cialdini” Cleto Chiarli, Lambrusco Grasparossa di Castelvetro DOC 2015 è infatti risultato primo assoluto in una delle 6 categorie del nuovo Premio enologico di Vinitaly 5 Star Wines.

Il riconoscimento è l’esito di una selezione che è partita da oltre 2.700 campioni inviati da 27 nazioni. I Trofei 2016 vengono assegnati dai 70 giurati provenienti da tutto il mondo e attributi per i migliori vini bianco, rosato, rosso, dolce, frizzante e spumante vanno alle etichette.

Fra gli altri vini che sono stati premiati ci sono Terre Siciliane Igp Bianco “Chara” 2015 (Disisa – Palermo) con 94 punti; poi Garda Doc Classico Chiaretto 18 e Quarantacinque 2015 dell’Azienda Agricola Citari S.S. di Gettuli Giovanna di Desenzano del Garda con 92 punti, oltre al Barolo Docg “Ravera” 2012 di Réva S.Agr. di Monteforte D’Alba (Cuneo) come miglior rosso con un punteggio di 95.

Terra di Modena: dove l'ingegno incontra il gusto.

scritto da il 31 agosto 2014


Immaginate di essere a Modena, magari in Piazza Grande, sorseggiando un buon caffè. Immaginate di trovare un autobus che vi aspetta.

Tour Enogastronomico

scritto da Marco Bifulco il 18 agosto 2014

Per un tour enogastronomico nell'antica tradizione italiana, l'arte della Salumeria ha molte storie da raccontare. In particolare nella zona di Castelnuovo Rangone, vicino Modena, dove la manifattura di prodotti come il salame e il prosciutto raggiungono le vette dell'eccellenza.

Lambrusco Pezzuoli

scritto da Marco Bifulco il 06 giugno 2014

E’ arrivato il momento del Lambrusco. Dopo anni in cui questo tipico vino emiliano, giovane e frizzante, è stato bistrattato dagli intenditori e dal mercato, il Lambrusco DOC riceve finalmente l’attenzione che merita.